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Guida alla scelta dello Iaas pubblico (prima parte)

Lo leggo dopo
18/11/2011
Alessandro Longo

Orientarsi tra le nubi pubbliche al gusto Iaas (Infrastructure as a service), quelle che danno computing, networking, storage: missione ardua, visto che siano ancora nella prima fase di approccio delle aziende a queste soluzioni. Così, molte ancora preferiscono un cloud computing privato, ma per alcune è quello pubblico la soluzione migliore. Lo spiega Forrester Research in un lungo rapporto, gentilmente concesso in visione a Cloudpeople.

Il quadro
Forrester nota che il cloud pubblico Iaas ha fatto capolino già dieci anni fa, con soluzioni Aws e di Rackspace. Ma solo da circa tre anni è arrivato sul mercato la maggior parte dei vendor. In generale i vantaggi rispetto al cloud Iaas privato sono che quello pubblico è più economico, essendo molto standardizzato, super utilizzato e basato su risorse infrastrutturali condivise da diverse organizzazioni.  Ha un’estensione globale, inoltre, con data center distribuiti in tutto il mondo e questo può far comodo alle multinazionali, che così possono rendere disponibili le proprie applicazioni in tanti Paesi con una buona efficienza, attraverso un singolo vendor cloud.
Per il resto, i vendor si differenziano per costi, semplicità di utilizzo, robustezza delle opzioni di configurazione e per come (più o meno bene) si integrano con l’esistente infrastruttura IT di gestione, monitoring e sicurezza.

Sicurezza cloud
Tallone d’Achille. Secondo Forrester, la sicurezza nel cloud è l’aspetto più importante per il 65 per cento delle aziende mondiali (dati terzo trimestre 2011) e così i principali vendor si stanno affrettando ad accumulare certificazioni (Iso 27001, Iso 20001, Sas 70 Type II e Pci). Utili, ma di per sé non proteggono appieno i dati; la maggior parte dei vendor di Iaas pubblico inoltre non consente alle aziende di fare audit, a differenza di quelli privati e degli outsourcer. Nell’attesa che la Cloud Security Alliance metta d’accordo tutti su una base comune di standard di sicurezza, ogni azienda deve prendersi cura di quest’aspetto personalmente nel rapportarsi con un vendor. I consigli di Forrester sono di controllare le opzioni di sicurezza offerte. Molti hanno almeno canali di trasferimento protetti (https); sono meno quelli che garantiscono la crittografia. Pochi quelli che danno sistemi di protezione dei dati durante il loro utilizzo.
Non tutti integrano i sistemi di accesso e identità sicuri in cloud con quelli dell’azienda (condizione necessaria per avere il single sign on). In generale, inoltre, i vendor non garantiscono il rispetto delle regolamentazione privacy europee.

Cloud networking
I servizi di networking sulla nuvola tendono a diventare sempre più flessibili e automatizzati. Qui Forrester consiglia però di non cercare di tradurre sul cloud la propria architettura di rete esistente. I vendor infatti utilizzano schemi standard (“prendere o lasciare”). Le aziende più accorte ed esigenti dovrebbero preferire vendor che offrono Service lvevel agreement sulla banda larga, Qos, monitoring degli errori. Ma sono opzioni rare. Utili inoltre i servizi di networking avanzati, come Wan acceleration, bilanciamento del carico, firewall, Ssl Vpn e connessioni Mpls/Vpls.

Cloud Storage
Mercato anche nell’infanzia, per le aziende. Come per il cloud networking, non bisogna provare a replicare nel cloud la propria mappa di storage ma limitarsi a scegliere quelle nuvole che supportano le applicazioni e i servizi richiesti. Le offerte variano molto per i modi con cui replicano e migrano i dati. Alcuni non li proteggono affatto. Altri, come Amazon, fanno copie di default.

Cloud management
Tutti i servizi cloud hanno una gestione automatizzata, che fanno però in modo molto diversificato. L’azienda deve valutare la ricchezza, la semplicità e la stabilità dei portali e delle Api con cui s’interfacciano alla cloud per la gestione. I vendor leader adesso permettono alle aziende di gestire l’ambiente cloud nello stesso modo con cui sono abituate a fare sui propri datacenter.

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