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Un anno di acquisizioni dei colossi hitech nel cloud e nel data mining

Lo leggo dopo
15/12/2011
Luca Dello Iacovo

Era chiaro dall’inizio dell’anno che qualcosa si sarebbe mosso nelle acquisizioni di aziende di punta del cloud computing e del data mining. Il colosso Teradata a marzo compra Aster Data Systems per 263 milioni di dollari. E fa un salto in avanti nell’esplorazione di “big data”: è l’insieme di informazioni generate da reti sociali online come Facebook, sensori, video, fotografie. Che ormai è diventata un’area di ingenti investimenti da parte delle grandi società hitech. In particolare, con Aster Data System può accelerare lo sviluppo di infrastrutture distribuite attraverso MapReduce, un algoritmo sviluppato da Google. Tre mesi prima Teradata aveva
comprato Aprimo per 525 milioni di dollari. Ma bisogna attendere l’estate per vedere quanto sia profondo il cambiamento in atto. Hp è un gigante storico dell’industria hitech californiana: è stato anche un vivaio di talenti, come Steve Wozniak, cofondatore della Apple con Steve Jobs che ha lanciato i microcomputer. Ad agosto annuncia l’acquisizione di Autonomy per 12 miliardi di dollari: è
specializzata in software analitici, per esempio nel riconoscimento di pattern, un’area di frontiera per il computing utile in settori
come l’identificazione delle immagini e l’esplorazione delle relazioni all’interno di network. Contemporaneamente, Hp dichiara di
voler abbandonare l’elettronica di consumo. Sembra un passo epocale. Ma è stato, in realtà, un annuncio affrettato. Poche settimane dopo torna sui suoi passi. L’amministratore delegato Leo Apotheker cede il posto a Meg Whitman, ex numero uno di eBay. Che evita rotture decise con il passato. E accelera sui progetti per il cloud computing rivolto alle aziende. Inoltre di recente il sistema operativo per dispositivi mobili WebOs, tra i primi a sperimentare l’idea delle applicazioni sofware incorporate in uno store, è diventato open source: la sua evoluzione avverrà quindi in collaborazione con il contributo di programmatori informatici e altre aziende. Alla fine dell’autunno, poi, un’altra improvvisa accelerazione. A dare inizioì allo shopping è Oracle: per 1,5 miliardi di dollari si assicura Right Now, dopo l’acquisizione di Sun Microsystems un anno fa. Ha un cash flow di 5 miliardi di dollari. Diventa una mossa decisa verso la nuvola informatica e, soprattutto, verso lo sviluppo di servizi per gli utenti finali nell’ottica di un’espansione. Poco tempo prima Larry Ellison, amministratore delegato di Oracle, aveva giudicato la scelta di Hp su Autonomy un accordo a un prezzo “assurdamente alto”. Non ha perso tempo la rivale Sap a pagare 3,4 miliardi di dollari per SuccessFactors, specializzata nel software as a service (Saas), un’area dove vengono progettati, per esempio, applicativi da ufficio e crm. A essere insidiata è soprattutto la californiana Salesforce che punta con decisione verso l’integrazione del software aziendale gestito attraverso cloud con i social network per incrementare la produttività. E per il momento chiude Ibm con l’acquisto di DemandTec per 440 milioni di dollari. Colossi hitech, banche, compagnie dell’automotive fanno parte della Open data center alliance, un’organizzazione che riunisce soprattutto grandi aziende interessate all’evoluzione del cloud computig: ha annunciato che l’adozione della nuvola procede cinque volte più rapidamente rispetto alle previsioni.

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