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Il primo censimento del cloud. Per approntare le reti del futuro

Lo leggo dopo
17/12/2011
Alessandro Longo

I servizi cloud computing stanno aumentando il proprio peso sul traffico mondiale e le aziende dovranno rispondere al fenomeno con un maggiore livello di automazione nelle infrastrutture. Dovranno diventare più intelligenti le reti stesse, per dare agli utenti servizi cloud di buona qualità.

È il bilancio che si può trarre dal Cisco Global Cloud Index, uscito nei giorni scorsi, e che per la prima volta stima il peso del traffico cloud. Nel 2010 è stato di 130 exabyte e diventerà 1,6 zettabyte nel 2015, con una crescita del 66 per cento. Un zettabyte è pari a mille exabyte e a mille miliardi di gigabyte. Equivale a 1 miliardo di ore di streaming video ad alta definizione.
Il Cisco Global Index calcola anche che ad oggi il cloud è solo l’11 per cento del traffico dei data center mondiali, ma crescerà fino ad arrivare al 33 per cento entro il 2015. Per la maggior parte è un traffico autogenerato dal datacenter, per back up-replicazione dei dati senza un intervento manuale dell’utente. La quota del workload processato dal datacenter è già più spostato a favore del cloud. Nel 2010, il 21% del workload è stato elaborato in un data center cloud e il 79% è stato gestito in data center tradizionali. Il sorpasso (51 contro il 49 per cento) avverrà nel 2014.

A che serve questo rapporto? E’ il primo censimento del cloud, quindi serve a ufficializzarne il fenomeno: ci dice che ha ormai un’impronta visibile sul traffico internet mondiale.
Poi è utile a indicare i trend. Secondo Cisco, nel 2015, il 76 per cento del traffico sarà tutto interno al datacenter (per esempio attività di storage e l’autenticazione tramite le macchine virtuali). Il 17 per cento sarà per servizi verso l’utente e il 7 per cento sarà tra un datacenter e l’altro (per back up/replicazione). Il fenomeno che si evidenzierà è quindi la crescita del traffico verso l’utente, per via del successo del cloud consumer e in particolare di quello per servizi video (anche in alta definizione). Che sono piuttosto pesanti, in termini di bit.
Terza utilità del rapporto: fare piani per adattare reti e infrastrutture non solo alla crescita prevista del cloud ma anche alla sua evoluzione.

La prima conseguenza, quasi ovvia, è che bisognerà costruire più datacenter ottimizzati per il cloud. “Rispetto ai data center tradizionali, i data center cloud offrono prestazioni migliori, supportano un maggiore utilizzo e una gestione semplificata”, si legge nel rapporto. Non si tratta di inventare niente, in realtà. Per “cloudizzare” i datacenter bisogna per prima cosa usare di più e meglio una tecnologia ormai consolidata: la virtualizzazione.
“La virtualizzazione è un importante catalizzatore che permette il consolidamento hardware e software, una maggiore automazione e un approccio integrato alla sicurezza”, si legge.
«Naturalmente la virtualizzazione sarà necessaria. Ma anche l’uso di piattaforme di orchestration», spiega a Cloudpeople Massimo Fasoli, Head of Data Center & Virtualization Sales di Cisco Italia. «L’idea è che gli utenti si aspetteranno dia vere un accesso sempre più semplice e immediato ai servizi. Il che richiederà di spostare la complessità- crescente- dal lato del fornitore. I sistemi di automazione e di orchestration serviranno a gestire la complessità per renderla trasparente all’utente», continua. «L’automazione servirà anche ad accelerare la fornitura del servizio, tanto più rapida quanto minore è l’intervento umano. Il che riduce anche i tempi morti per la manutenzione e le pause di servizio», aggiunge Fasoli.

I sistemi dei datacenter dovranno adattarsi ai nuovi servizi ed esigenze che s’imporranno. Secondo il rapporto, nel 2015 il traffico nel data center sarà di due volte e mezzo maggiore durante i periodi di picco, rispetto alla media della giornata. E il picco è previsto in prima serata, per via del boom dei servizi video consumer (il cloud sostitutivo delle abitudini televisive, insomma).
“Si crea quindi la necessità di pianificare ulteriore capacità nel data center e nella rete. Il modello cloud on-demand si adatta perfettamente per soddisfare questo tipo di richiesta variabile”, spiega il rapporto.

Ultimo punto, il successo del cloud imporrà di potenziare le reti banda larga. «Aumentandone non solo la capacità ma anche l’intelligenza. Sarà inevitabile per gli operatori adottare policy di classi di servizio, per garantire la qualità», dice Fasoli. Significa dare prestazioni garantite dal fornitore all’utente, per certi tipi di servizio. Dal rapporto, “nessuna regione del mondo è risultata in grado di poter supportare applicazioni cloud avanzate come ad esempio la conferenza video ad alta definizione e il gaming avanzato. Tuttavia, certi Paesi di ogni regione – come la Corea del Sud e il Giappone – sono attualmente in grado di farlo”.

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