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Salute e sé quantificato: quando il cloud incontra l’internet degli oggetti

Lo leggo dopo
02/02/2012
Luca Dello Iacovo

Da anni l’internet delle cose è una frontiera a portata di mano. Uno studio di Beecham Research valuta che il mercato “machine to machine” arriverà a 2,2 miliardi di dollari nel 2014: è un salto in avanti rispetto ai 350 milioni di dollari attuali. E si tratta di una frazione della galassia inclusa nell’internet of things. Per i servizi in cloud computing è un immenso territorio di espansione. Qualcuno ha già mosso i primi passi. Withings ha progettato una bilancia Wi-fi che rileva il peso di una persona e archivia i suoi dati: consente di visualizzare grafici che mostrano le variazioni nel tempo, come se fosse un trainer personale. È il primo passo della Health Cloud, un contenitore per raccogliere informazioni relative alla salute. Si tratta di un’applicazione semplice. Altre hanno orizzonti molto più ampi. ThingSpeak è progettato per connettere un servizio in cloud con l’internet degli oggetti: funziona da ponte per integrare il web con sensori e tag in radiofrequenza (rfid). Ha un orientamento verso i social network: uno degli ultimi progetti abilita l’invio di messaggi su twitter per segnalare il compimento di un’azione. Può contare sulla piattaforma di ioBridge, una startup lanciata negli Stati Uniti che ha varato anche applicazioni software
per Android e iPhone. Da tempo non è un settore di nicchia,
quello dell’internet of things. Tra i primi a pianificare sperimentazioni è stata la Nike attraverso la trasformazione dell’ipod in un contapassi per l’allenamento che portato alla costruzione di una community globale di persone che segnalano i loro movimenti su una cartina digitale. E si possono sfidare in gare. Da pochi giorni ha lanciato Nike+ FuelBands: è una braccialetto da indossare che contiene un accelerometro. Rileva i movimenti e stima il consumo di ossigeno: si illumina con colori dal rosso al verde per segnalare quanto è vicino il raggiungimento di un obiettivo, ad esempio relativo al consumo di calorie o di tempo impegnato nell’attività fisica. E i dati possono essere trasmessi via Bluetooth a un’applicazione iPhone. Che abilita un monitoraggio quotidiano. Non a caso è aperto il dibattito sul “Quantified self”: i dispositivi indossati dalle persone inviano in tempo reale dati che permettono una rappresentazione oggettiva del corpo, quantificata. Come FitBit: ha ottenuto un finanziamento da dodici milioni di dollari e produce un dispositivo grande quanto una pennetta usb che funziona da contapassi. E soprattutto permette una programmazione quotidiana dell’impegno fisico attraverso il raggiungimento di obiettivi.
A cogliere la trasformazione in corso è stata Arm: il produttore di chip a basso consumo energetico punta con decisione sui dispositivi connessi a internet in modalità wireless. Sfida Intel nel mercato dei semiconduttori che globalmente vale 313 miliardi di dollari. Con il suo fatturato di 631 milioni di dollari nel 2010 è ancora una formica rispetto al colosso californiano che ha chiuso il medesimo anno con 43 miliardi di fatturato. Vuole incentivare una community di tecnoartigiani capaci di produrre oggetti resi “intelligenti” dai chip: ha varato la sua piattaforma, mBed, che funziona come una macchina per la
prototipazione rapida.

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