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L’impatto economico dei servizi cloud based

Lo leggo dopo
cloudconcept
14/03/2012
Andrea Granelli

Oltre ai noti e ovvi risparmi su costi e investimenti in infrastrutture ICT e al naturale e implicito aggiornamento tecnologico che le soluzioni cloud-based consentono – soprattutto per le piccole e piccolissime imprese – vi sono tre ulteriori benefici che possono avere importanti ricadute di ordine economico che può essere opportuno ricordare.

Innanzitutto queste soluzioni spingono con maggiore naturalezza l’esternalizzazione dei sistemi informativi e delle applicazioni digitali, combattendo uno stereotipo – purtroppo molto diffuso e tenace – che afferma che le attività strategiche non devono mai essere esternalizzate, ma vanno gestite direttamente in house. Infatti la stagione dell’outsourcing ICT in Italia – guidata da HP/EDS – ha avuto scarsissimo successo; a onor del vero ciò è accaduto anche perché i contratti di outsourcing erano complicatissimi (generalmente pensati solo per i grandi gruppi) e richiedevano anche la “cessione” delle risorse umane, diventando spesso più delle coperture per la riduzione del personale che non delle vere opzioni strategiche. Quello che è certo è che – con l’aumentare della complessità tecnologica – è sempre più difficile (e pericoloso) tenere in casa tali attività e la diffusione della cultura cloud renderà sempre più “naturale” questa opzione.

Il secondo importante beneficio è che l’adozione di piattaforme cloud faciliterà  anche la cartolarizzazione dei risparmi ottenibili con tali soluzioni, in quanto per installare le applicazioni sul cloud, esse devono essere ben identificate, perimetrate e contrattualizzate. Ciò apre un potenziale mercato di terze parti che possono diventare non solo i progettisti ma anche i gestori delle applicazioni per conto delle aziende cedenti e utilizzare tali risparmi come garanzia per chiedere alle banche di finanziare la migrazione.  Questo modello economico, applicato già con successo nel settore del risparmio energetico (con la nascita delle ESCO – Energy Service Company – e la creazione da parte delle Banche di finanziamenti ad hoc), potrebbe dare un’importante impulso al settore digitale, tra l’altro contrastando il fenomeno del credit crunch che sta riducendo sensibilmente le già basse capacità investitorie delle aziende italiane, soprattutto delle PMI.

Infine queste soluzioni rendono molto più semplice l’aggregazioni dei “piccoli” – siano esse imprese o Istituzioni. È oramai assodato che le Reti sono un elemento essenziale per (ri)dare competitività al nostro sistema economico-sociale, composto dal 97% di imprese medio piccole e da 8.000 Comuni, e il cloud e le reti digitali ne possono diventare il cuore e il sistema nervoso. Ad esempio il neonato Contratto di Rete – con il suo pacchetto agevolativo (incentivi fiscali, finanziamenti agevolati per la sua costituzione,  accesso privilegiato a bandi pubblici, …) – è uno strumento ideale per costruire i sistemi informativi cloud based di queste nuove aggregazioni di impresa.

Questa soluzione è perfetta anche nel caso degli Smart Services per i piccoli Comuni. Come noto degli oltre 8.000 Comuni italiani, solo 49 superano i 100.000 abitanti. Considerando anche gli “aggregati urbani”, 1.500 di questi hanno meno di 5.000 abitanti. Ora la politica governativa degli incentivi voluta dal ministro Profumo vuole affrontare di petto l’introduzione delle nuove tecnologie anche in queste realtà. Il PON Competitività 2007-2013 appena bandito (2 marzo 2012) mette 200 milioni di euro sul tema delle Smart Cities, anzi sulle Smart Communities, con cui si identificano città diffuse e comunità intelligenti – nate anche attraverso l’aggregazione di piccoli comuni ovvero sistemi metropolitani – concetto più ampio e flessibile rispetto agli agglomerati urbani di grande e media dimensione. Peraltro uno degli assi di applicazione sono proprio le “Cloud computing technologies per smart government”. E anche l’Agenda Digitale – su cui il MIUR sta lavorando di intesa con lo Sviluppo Economico – punta molto sulle Smart Cities e potrebbe beneficiare diffusamente di queste soluzioni. Peraltro le associazioni Intercomunali sono una realtà già da tempo; quello che manca è considerare le soluzioni cloud-based come lo evoluzione naturale dei loro sistemi informativi.

Sempre rimanendo nell’ambito delle “città intelligenti”, un altro esempio interessante è la possibilità di collegamento delle soluzioni cloud con il commercio al dettaglio – importante capitolo  della “via italiana” alle Smart Cities – vista la loro diffusione e pervasività nelle nostre città, soprattutto quelle con i centri storici. il progetto di “Retail Experience” in fase di studio a Trento fra l’Unione del Commercio e la Fondazione Bruno Kessler – il centro di eccellenza tecnologica della Provincia autonoma di Trento – vuole mettere a punto soluzioni digitali diffuse nei punti vendita per migliorare l’”esperienza d’acquisto”, creando dunque  le condizioni per l’adozione di soluzioni cloud per i dettaglianti. Questa soluzione altro non è che la componente tecnologica di un concetto a lungo spinto da Confcommercio e da molte Regioni italiane ma che però ha avuto ancora scarsa applicabilità: i cosiddetti Distretti del Commercio urbano o “Centri Commerciali naturali”, dove il contenitore dello “Shopping Center” è il centro storico stesso. Finalmente il cloud può dare corpo a questa visione.

 

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Da: Enrico Benassi
Speriamo che l'Agenda Digitale possa contribuire a un rilancio del nostro paese, da un punto di vista anche e soprattutto di rinnovo e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Fortunatamente abbiamo già degli esempi virtuosi di Smart City che ci fanno sperare di essere sulla strada giusta.
 

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