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Personal mini cloud

Lo leggo dopo
minicloud
12/04/2012
Andrea Granelli

I siti personali – spazi web associati a singoli individui e pensati per essere contenitori di conoscenza, attivatori di servizi personalizzati, juke-box di intrattenimento ed elementi di racconto della nostra identità – stanno diventando sempre più indispensabili per vivere pienamente la “cittadinanza digitale”. Essi stanno progressivamente diventando un pezzo di noi stessi – un nostra protesi – nella Rete.

Mi piace chiamarli il nostro “sé digitale” (vedi Andrea Granelli, Il Sé digitale. Identità, memoria, relazioni nell’era della rete, Guerini e Associati, 2006), elemento centrale delle nuove topografie sociali che nascono e si sviluppano dall’interazione dell’uomo con le tecnologie e i media digitali.

Oggi solo la dimensione del nostro racconto – i social media – ha avuto un certo sviluppo e attenzione dei media. Oltretutto questi racconti identitari sono generalmente rappresentati da tracce digitali (peraltro non riorganizzabili né cancellabili) lasciate in luoghi pubblici come Facebook, Twitter, … e non da presenze organizzate e gestite sui siti di proprietà dei loro autori. Ciò determina narrazioni frammentarie, episodiche, generalmente reattive e spesso caotiche le cui grammatiche, dimensioni narrative e tempi di pubblicazione dipendono dai siti stessi scelti come luogo di pubblicazione. Ma questo aspetto rende anche il nostro racconto digitale (e quindi noi stessi) sempre più frammentati e fluidi, aumentando le preoccupazioni degli studiosi (uno fra tutti, Zygmunt Bauman) che studiano le dinamiche e le problematicità dell’uomo nell’era contemporanea.

Questi elementi digitali personali richiedono dunque un luogo di archiviazione che sia organizzato, personale e – nel contempo – accessibile da ovunque e, almeno in parte, da chiunque: in parole povere devono risiedere sul Cloud, creando dei veri e propri “personal mini cloud“.

Le quattro dimensioni in cui questi siti web possono contribuire alla nostra vita digitale sono:

  • gestione della nostra conoscenza
  • racconto identitario nel villaggio digitale (per usare la felice espressione di McLuhan)
  • miglioramento della produttività dei nostri processi digitali (comunicazione, produzione e gestione documentale, gestione del tempo e degli impegni, …)
  • intrattenimento e passatempo

Le modalità con qui questi siti verranno strutturati dagli utenti saranno potenzialmente infinte. Vi sono però, a mio avviso, tre aree particolarmente importanti che potranno – nel breve – caratterizzare i cloud personali.

La prima è fortemente presidiata dai grandi player dell’ICT – in primis Apple e Google. Si tratta del cloud per intrattenimento dove vengono parcheggiati gli oggetti multimediali per il consumo personale (foto, musica, filmati, apps) in modo che possano essere fruiti con facilità da diversi device (PC, Palm, lettori MP3, proiettori video, ….). La capacità del cloud di archiviare e rendere disponibile contenuti in maniera device independent rende questi servizi particolarmente utili. Quello forse più di successo è iCloud di Apple.

La seconda area potremmo chiamarla Personal Digital Space: gli aspetti particolarmente innovativi di questa componente, non sono legati tanto alla dimensione tecnica, quanto alle potenzialità come strumento conoscitivo, che consente di realizzare una vera e propria memoria estesa, a complemento e integrazione della memoria fisiologica. L’esistenza di questo «spazio cognitivo personale» sta progressivamente introducendo nuovi comportamenti.

La possibilità di archiviare informazioni, pensieri, idee, suggestioni toglie infatti quella dimensione transitoria tipica delle prime forme di comunicazione elettronica e consente di memorizzare, ri-utilizzare, e ri-adattare i vari tipi di informazione aprendo nuovi spazi espressivi. Ogni attività conoscitiva che facciamo – leggere un libro, seguire un corso di formazione, visitare una mostra … – deve lasciare le sue tracce in questi spazi personali, altrimenti – nel medio periodo – quelle informazioni sono perse per sempre e quello che pensiamo essere un momento formativo e di acculturamento non è altro che semplice intrattenimento , anche se raffinato e di qualità.

Oltretutto questa archiviazione dei dati considerati interessanti – anche quelli trovati nella Rete – ci protegge due pericolose minacce:

  • non si può demandare a Internet l’archiviazione del nostro sapere: l’informazione digitale prolifera ma diviene nel contempo sempre più deperibile e difficilmente accessibile (sono i motori di ricerca che governano il suo accesso e – come noto – privilegiano la freschezza informativa e la rilevanza commerciale ….). Il fatto che un dato sia in Internet è dunque sempre meno garanzia che riusciremo a trovarlo, mentre la sua archiviazione nel nostro spazio personale lo rende “eterno” e facilmente trovabile
  • non si può demandare a Internet l’organizzazione del nostro sapere: non esiste infatti un unico sistema di classificazione adatto a tutte le esigenze e a tutti gli individui (sarebbe l’espressione di un pericolosissimo “pensiero unico”); nei fatti, però, molti si affidano esclusivamente a Internet e si adattano a come i suoi gatekeeper (in particolarer Wikipedia e Google) organizzano e tassonomizzano la conoscenza. L’organizzazione di un sito personale forza invece una strutturazione personale e, nei fatti, rappresenta in maniera esplicita il meccanismo associativo della nostra memoria

Vi sono naturalmente molti altri benefici, che dipendono sia dall’organizzazione del sito personale sia dalle caratteristiche del suo utilizzatore. Ad esempio una funzione che io trovo molto comoda è il poter essere un “lettore errante”. A me capita spesso di ristampare dal sito il materiale letto (e apprezzato) in precedenza relativo a uno specifico tema (ad esempio l’uso delle tecnologie per la valorizzazione dei beni culturali) e di rileggerlo – quasi “vagando” da un libro all’altro –oltretutto senza la “fatica” di ricercare il singolo libro (che potrebbe essere collocato nelle parti alte della biblioteca, oppure addirittura nella casa di campagna e quindi non accessibile in quel momento) e di “riaprirlo” (potrebbe essere “polveroso”). Questa rilettura “errante” e un po’ casuale è un meccanismo che aiuta e sistematizza la generazione di idee interessanti ma non necessariamente pertinenti. Inoltre consente la vista sinottica di più libri, poiché il passaggio tra un libro e l’altro (magari di argomenti diversi o letti a diversi anni di distanza) avviene come se stessimo sfogliando un unico libro, anzi addirittura “a distanza di click”…

Se non si dimenticano concetti obsoleti, non c’è spazio per le nuove idee. L’economista Schumpeter parlava di “distruzione creatrice” per indicare la necessità di cancellare attività non più remunerative per liberare risorse da allocare su progetti innovativi. Un’altra caratteristica molto pratica dei siti personali è dunque il loro contributo sistematico alla gestione “guidata” dell’oblio: rendono infatti possibile il “dimenticare consapevole”, togliendo alla memoria lo sforzo di memorizzazione di informazioni in quel momento non rilevanti. Quando una informazione curiosa (ma di cui non ci è chiara l’utilità) viene inserita nel sito in un punto dove sia naturalmente facile recuperarla nel futuro, la nostra memoria si occupa di qualcosa d’altro e può rilasciare quell’energia di memorizzazione. Senza questo strumento, la memoria rimane “ingaggiata” nel ricordare l’informazione e nel tentare – spesso senza elementi di contesto o di finalità – di collocarla in una qualche unità di senso.

Legata alla terza area – la produttività dei nostri processi digitali – una funzionalità importante è quella che potremmo chiamare Personal Communication Center: un sistema intelligente in grado di gestire in maniera centralizzata tutte le comunicazioni che ci riguardano, instradandole al terminale in quel momento più adatto (il telefonino, la segreteria telefonica, la mail o addirittura il fax dell’albergo, se siamo in vacanza in un luogo esotico). Tali sistemi gestiranno dei profili utente, per acquisire le preferenze comunicative, saranno sensibili ad eventi specifici (malfunzionamenti della rete, vincoli tariffari, perdita di copertura dei terminali mobili, voglia di non essere disturbati, filtro delle chiamate e selezione in funzione del chiamante …) e interagiranno con la nostra agenda per predisporre il modo migliore per “gestire le comunicazioni” (adesso c’è una riunione per cui le telefonate vanno direttamente alla segretaria …).

Il fatto che le comunicazioni vengano archiviate in maniera centralizzata (sul cloud) e poi consegnate al terminale più idoneo per l’utente in quel momento porterà alcuni benefici addizionali. Innanzitutto ci sarà una tracciabilità di tutte le conversazione fatte e ricevute che consentirà all’utente di tenere sotto controllo il proprio ambiente comunicativo. Tali dati saranno naturalmente particolarmente sensibili e dovranno quindi essere protetti con particolare cura.

Inoltre poiché molti dei contenuti delle comunicazioni saranno ad elevato contenuto informativo (dalle modifiche degli impegni dell’agenda, fino ai files in attachment alla posta elettronica che dovranno essere archiviati e in alcuni casi rielaborati), il fatto di prevedere dei processi automatici di archiviazione è sicuramente un beneficio.

Infine si potrà anche ipotizzare che vi siano un set di documenti che l’utente permetta che vengano richiesti e prelevati direttamente da chi chiama. Sarà quindi il chiamante che sceglierà il format trasmissivo a lui più consono e non obbligherà l’emittente a scegliere – spesso alla cieca – il format del documento da inviare.

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Da: Giulio Beltrami
Il Personal mini cloud mi pare una naturale (doverosa) evoluzione del personal computing, che però non coglie le opportunità cognitive del Web 2.0. L'approccio Hyper Business (v. link) sfrutta l'intelligenza collettiva, contestualizzandola nei molteplici ruoli (lavorativi, famigliari, culturali, ecc.) assunti da ciascuno di noi.
Da: Roberto Mignoli
ref.: Personal Communication Center. E' bello scrivere ma quello che serve è passare dalle idee alle azioni concrete per realizzarle nel minor tempo possibile. Qualcuno ha scritto: nel mondo ci sono più soldi che idee e capacità di realizzarle. Il mio lavoro di "ideas designer" mi ha portato a creare un "Command Center Italy" il cui spopo è quello di costruire un "business private club " che collega professionisti e imprenditori (worldwide) attraverso i sistemi di video comunicazione: solo ed esclusivamente video comunicazione face to face, video meeting, conference call; escluso qualsiasi altro mezzo di comnicazione. Devo aggiungere che il progetto si sta sviluppando, anche se lentamente, su un modello esclusivo molto interessante. Ora la domanda è: perchè non sviluppare la video business communication in cloud per dare una velocità in tempo reale allo scambio delle informazioni di business e aumentare il numero di businessmen interessati a sviluppare nuove business opprotunities abbattendo tempi e costi con contact partners face to face in real time? Sviluppare un modello di business in cloud (riservato) non è una cosa semplice, come potrebbe sembrare a prima vista, ma i risultati sono estremamente positivi. Per una demo, in schermo condiviso, sui modelli di video business communication grafici, slide animate, intereattive e parlanti, modelli di realtà animata, puoi contattarmi su SKYPE: robyone.sk. Sarò lieto di mostrarti e di commentare insieme il mio progetto. RobyOne
 

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